Nido d'Infanzia COLORADO

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STORIE DI PICCOLE GENTILEZZE
IMG 20201006 101611Piccolo è una dimensione
Piccolo è un gesto
Piccola è una attenzione
Piccolo è un pensiero
Piccoli sono molto spesso i bambini agli occhi del mondo adulto…loro che sanno essere contemporaneamente piccoli ed incredibilmente grandi.
Piccoli possono essere i luoghi di gioco, di relazione, di narrazione.
Piccolo è complicità, intimità, privacy.
E’ da scovare, intercettare, è dentro e fuori.
Predisporre tempi e spazi in cui ognuno possa costruire e realizzare il proprio piccolissimo, soprattutto nel periodo dell’ambientamento e del ri-ambientamento, in un momento storico così limitante, significa offrire occasioni dove potersi sentire a proprio agio, in cui la situazione semplice e al contempo complessa viene vista e messa a valore, dove la differenza la fa il senso dell’esperienza e non la sua visibilità.


Significa muoversi in dimensioni progettuali che non giocano sulla fascinazione ma che inseguono la dimensione in cui un granello di sabbia può rappresentare la potenza delle dune del deserto.20200907 092714IMG 2129PICCOLI SONO I GESTI DI RICERCA E DI ATTENZIONE


Far spazio agli spiazzamenti, agli imprevisti, implica essere capaci di una flessibilità di pensiero e di azione che sta in dialogo con l’eccedenza irriducibile del reale, ne accoglie la continua novità, le provocazioni, le trasgressioni, interroga l’esperienza, evitandola di comprenderla in teorie o modelli.
L’educazione si rivela come una continua, stimolante, intenzionale riorganizzazione dell’esperienza e il pensiero pedagogico problematizzante lo strumento per educare la mente dei bambini a elaborare soluzioni inedite attraverso processi di scoperta.
Da queste parole emergono le modalità di ambientamento che ci caratterizzano in questo momento storico.
Modalità che non hanno più la loro base in un ambientamento triadico che dà tempo, ma che fa del tempo breve una risorsa per far nascere relazioni con bambini e educatrici.
Stare dentro al ritmo del tempo al nido è già una richiesta altamente performante.
Perdersi è un attimo, chiedere di allentare è legittimo, sfilarsi è quanto di più intelligente un bambino possa provare a fare.
E’ un tempo a fisarmonica che si apre e che si chiude che chiede all’adulto non tanto di tenere il ritmo ma di comprendere il senso di ciò che accade dentro a quel ritmo.
Nel corso dell’intera giornata, a ben guardare, molte e numerose sono le interruzioni che si presentano nel fluire del tempo, alcune di queste sono dettate dall’organizzazione, dalla routine, da tempi che precedono o seguono le routine stesse, altre derivano da scelte e priorità che gli adulti danno ad alcuni momenti della giornata e alle proposte che si offrono ai bambini.
Il tempo del progetto, della proposta, gode di una sua vulnerabilità in virtù della quale è molto spesso intoccabile.
E’ il tempo più concentrato in assoluto, il più delle volte per la densità e l’intenzionalità che lo attraversa, è il tempo degli apprendimenti più o meno formali: è uno dei tempi che maggiormente viene osservato, registrato, documentato, restituito.
Vi sono poi altri tempi che non possono essere toccati, sono i tempi immuni, che godono di una sorta di protezione che fa sì che non vengano messi in discussione.
Le intermittenze, dunque, nell’arco della giornata divengono numerose, lunghe e richiedono ai bambini una grande capacità resiliente.
Per attendere, per aspettare il proprio turno, per immaginare ciò che verrà dopo, per aver lasciato ciò che si stava facendo che il più delle volte risulta essere molto più interessante rispetto alla richiesta.
Le intermittenze corrispondono a vere e proprie sospensioni del fare e del pensare, molto spesso pongono ciascuno di noi in una sorta di arresto in cui è difficile ipotizzare progetti e giochi che seguiranno e in cui rimane complesso godere e condividere ciò che si è appena fatto.
La sospensione congela di fatto e crea una sorta di tempo non tempo.
20201020 101433E’ qui che entrano in gioco le relazioni con gli amici, con i contesti…, l’affidarsi.
Fidarsi significa fare affidamento.
Vivere esperienze di amicizia aiuta ad acquisire maggiore fiducia in sé e negli altri.
Gli amici promuovono la fiducia nel mondo offrendosi come validi alleati nei processi di esplorazione dei luoghi.
TUTTO può divenire UN LUOGO?
E quanti luoghi possono divenire testimoni reali, permanenti delle ESPERIENZE e delle AVVENTURE?
RELAZIONE tra spazio e movimento.
E tra movimento e quesiti, dilemmi, problemi.
Tra luoghi e pensiero di indagine.
I luoghi ci raccontano di protagonismi, leadership, di aggregazioni, di nuove geometrie sociali.
Possono offrire spazi di protagonismo silente, un protagonismo discreto.
C’è chi ha BISOGNO di stare in sfondo ma di stare comunque dentro.
Le transizioni da un luogo ad un altro ci raccontano di AUTONOMIE, LIBERTÀ, CONSAPEVOLEZZA.IMG 20201019 101329
Ci raccontano tanto anche della figura dell’adulto, di regole, di si può non si può, di CONQUISTE e di consapevolezze sia di bambini che degli adulti.
E’ proprio vero che i LUOGHI raccontano delle persone che li abitano e li vivono.
Come li ATTRAVERSIAMO ancora di più.
OSSERVARE LE RELAZIONI TRA I BAMBINI:
chi si sposta, chi si sposta avendo un pensiero di gioco, chi rimane per custodire, per proteggere, per aspettare, chi transita, chi si aggrega, chi segue, chi si ingaggia a tempi alterni…e tornare dentro al gruppo.
CON QUALI MODALITÀ, ASPETTATIVE, RICHIESTE, REGOLE?
PER FARE COSA?
IMG 20201021 WA0106Con quale libertà di scelta degli spazi, dei materiali, dei compagni, del tempo.
Offrire differenti possibilità anche molto diverse tra di loro, per promuovere un approccio inclusivo orientato alla diversificazione e alla molteplicità dei linguaggi.
Vivere i diversi luoghi con modalità e prossemiche molteplici.
I luoghi possono essere intesi secondo una loro linearità, sequenzialità, ordine oppure secondo una dimensione fluida e danzante in cui è possibile abitare i diversi luoghi nei tempi e modi definiti da loro stessi.
Nel cercare di spiegare perché si sostiene la necessità di un’educazione che promuova l’autonomia, la libertà e la consapevolezza dei bambini, occorre fare una riflessione sulla creatività.
Winnicott parla della creatività nella vita quotidiana definendo la creatività come l’agire di propria iniziativa per fare qualcosa che si ha voglia di fare.
L’equilibrio da ricercare va nella direzione di intervenire per orientare evoluzioni che ci sembrano positive per i bambini.
IMG 20201001 WA0026Si sostiene la valorizzazione del fare dei bambini, un comportamento autonomo che abbia intrinsecamente alla radice il piacere del fare: non soltanto il saper fare da solo, ma il fare con piacere.
L’autonomia è fonte di soddisfazione.
Il fare con piacere attiva un processo circolare: se il bambino può fare con piacere, prende iniziative, sperimenta con soddisfazione, tentativi ripetuti e traguardi, e si rimotiva per tentare nuove strategie.
Un bambino che agisce di sua iniziativa e che poi può correggere la sua azione sempre di sua iniziativa, a seconda del successo o dell’insuccesso che ha avuto nel fare una determinata cosa, è un bambino che impara ad imparare.

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CUCINA5

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