Nido d'Infanzia COLORADO

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Gioco Fun Spass Witz Inda Kridati Spieltrieb
Gioco, giocare, impulso al gioco

Ogni lingua ha il suo gioco.

La lingua greca ha, per il gioco dei bambini, una curiosa espressione, usando la desinenza “inda” che significa giocare. E’ un suffisso indeclinabile e linguisticamente irriducibile. Nell’assoluta indipendenza di quel suffisso è espressa simbolicamente l’irriducibilità del concetto gioco.

Il sanscrito usava kridati che significa gioco di bambini, di adulti e di animali.

I giapponesi nascondono l’eccezionale serietà del loro ideale di vita dietro la finzione che tutto il vivere non è che un gioco.

L’inglese play/to play è molto curioso dal punto di vista semantico: deriva dall’anglosassone plega/plegan e significa gioco, giocare, battimani, suonare, movimento veloce… tutte azioni concrete dunque.

Ma la cultura in cui viviamo si sviluppa sempre nelle forme di gioco?

La cultura vera non può esistere senza una certa qualità ludica, perché cultura suppone autolimitazione e autodominio, una certa facoltà a non vedere nelle proprie tendenze la mira ultima e più alta, ma a vedersi racchiusa entro limiti che essa stessa liberamente si è imposta. La cultura vuole essere giocata dopo comune accordo. La cultura vera esige sempre rispetto, “fair play”, cioè buona fede. Il vero gioco esclude ogni propaganda. Ha in sé la sua finalità.

Ogni gioco significa qualche cosa. Il gioco è innegabile. Si possono negare quasi tutte le astrazioni: giustizia, bellezza, bontà…si può negare la serietà. Ma non il gioco.

Munari scriveva che “…un modo di progettare un gioco o un giocattolo è quello di considerare di produrre qualcosa che sia utile alla crescita individuale…”.

Che cosa può essere utile, ci si può chiedere, alla crescita di un individuo in formazione come il bambino?
Se gli usi di un giocattolo non ti interrogano mai, come costruisci la tua originalità di pensiero e di gusto?
Se non ti misuri con l’attesa, la fatica, la frustrazione, come fai ad accoglierle nella vita?

Le cose che ci circondano sono giocattoli nel momento in cui assorbono un senso profondo da parte di chi le gioca. Le cose, i giocattoli hanno a che fare con le cause che interessa portare avanti.

I giocattoli che abbiamo nei servizi educativi aprono spiragli coerenti con le nostre buone cause dell’educazione?
Le cose per giocare possono essere intese come giocattoli non ancora identificati?

Orwell scriveva “…per vedere che cosa c’è sotto il nostro naso occorre un grande sforzo…”.

Prendiamoci allora del tempo per porre attenzione alle cose che appartengono alla vita ludica dei bambini. Occupiamoci delle cose da niente che permettono ai bambini di esplorare, scoprire e ideare in autonomia, che permettono di ragionare sulle strategie e di collaborare rispettando le regole del gioco, di ingaggio…

Ogni cosa fa gioco e ogni gioco significa qualcosa.

Ma allora:

Perché e a che fine si gioca?
Che cos’è il gusto del gioco?
Perché il bambino strilla di gioia quando gioca? 

E’ proprio nell’intensità che risiedono l’essenza e la qualità del gioco.

I giochi che rimangono per sempre nella memoria di bambino sono quelli capaci di stimolare la fantasia, l’ingegno, la voglia di costruire, di inventare, di trasformare: giochi che restano nel tempo, capaci di divertire, sempre, perché danno spazio alla fantasia, possono essere ricostruiti, modificati, colorati, reinventati.

Il nostro proposito è quello di raccontare ai bambini quanto sia bello giocare con nulla presentando loro i giochi di una volta, ricordandoci di come giocavano i nostri nonni. Il recupero dei giochi tradizionali rappresenta la riscoperta della propria storia, delle proprie origini e del senso di appartenenza.

Giochi nati nei cortili, sulle strade o nelle botteghe dove, con cura e rispetto, i materiali più poveri e di uso quotidiano venivano valorizzati e trasformati in oggetti ludici.

Quale contesto migliore per sperimentare questa nuova forma di cultura ludica se non il nido?
Quale mediatore migliore per raccontarci e raccontarsi se non i nostri preziosi nonni?

Il contesto nido permette di creare e sperimentare un’efficace sinergia fra il processo formativo e il gioco utilizzando i vantaggi legati all’interattività, connettività e multimedialità; tutto questo attraverso una didattica laboratoriale in cui i bambini, le educatrici, i nonni, i genitori creano scambi intergenerazionali attraverso un’ esperienza situata.

I bambini acquisiscono competenze per effetto dell’esperienza di apprendimento del laboratorio.

I giochi dei nostri nonni sono giochi che presuppongono lavoro e creatività del bambino: giochi con i tappi di bottiglia, con gli elastici, con i sassi, con le trottole, con i cerchi, con le foglie, con i colori della natura, con i drappi colorati…con tutti questi giochi tutti i bambini del mondo possono giocare, basta un po’ di fantasia e di creatività.

Quando si ricercano e si predispongono le cose da offrire come occasioni per giocare può risultare molto utile soffermarsi sul livello di ludicità. Più le cose non ti dicono in modo esplicito quali sono le azioni giuste da fare e più alto sarà il loro contributo ludico. Il ludico sta nell’essenzialità: caratteristica che attiva e sostiene processi diversi e divergenti.

Come dice Munari “…creatività è ricercare infinite varianti dell’essenziale…”: CRE-ATTIVAMENTE: imparare giocando.

Il gioco giocato con qualcuno, con i nonni, con i genitori, con le educatrici e con gli amici della sezione, si fissa subito come forma di cultura. Giocato una volta permane nel ricordo come una creazione o un tesoro dello spirito, è tramandato e può essere ripetuto in qualsiasi momento.

Ricordiamoci che il bambino è un collezionista di cose di poco cono; i bambini non sono tanto colpiti dalla bellezza e dalla fissità, quanto dal deforme e dalla ripetizione. Se la deformazione è il modo originale e originario del vedere infantile, la ripetizione è la legge dell’azione e del gioco.

 

“…quando uscite di mattina con la ferma intenzione di passeggiare da soli per le grandi vie, riempite le vostre tasche di queste piccole invenzioni…e fatene omaggio ai fanciulli…vedrete i loro occhi spalancarsi a dismisura…davvero un gran divertimento…” (tratto da La morale del giocattolo di Baudelaire)

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