Nido d'Infanzia COLORADO

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IMG 4934E’ di nuovo tempo di iscrizioni. Prima la Scuola ora il nostro Nido si prepara per aprire le porte alle famiglie in visita. E’ una giornata speciale quella dell’open day, si sente nell’aria una grande energia, insegnanti ed educatrici raccontano e si raccontano con la gioia del fare negli occhi e l’emozione che trapela dal tono della voce. In quel giorno tutto sembra più affascinante, i contesti ti tirano dentro per parlare dell’agire dei bambini al loro interno. Le pareti raccontano le esperienze, ognuna delle quali fa trasparire un pezzo di trama del nostro progetto pedagogico. Da qualche tempo sembra che anche l’educazione segua un po’ la scia di ciò di cui si sente parlare, vociferare in un dato periodo storico, oggi è tornato in auge il metodo montessoriano e le famiglie entrando nel nostro Nido o nella nostra Scuola, ci chiedono se seguiamo questo metodo  e che differenza c’è tra la nostra pedagogia e  per l’appunto quella montessoriana. Ci rendiamo conto che sia difficile per un genitore leggere le differenze, e se in apparenza sembra non essercene in realtà il divario è profondo e va ben oltre quello che si può percepire  a prima vista.
Del resto quale servizio per l’Infanzia oggi non rispetta il bambino, i suoi tempi lasciandolo crescere in autonomia, rispettando i suoi saperi in un ambiente su misura per lui come proponeva la Montessori?


Colorado sostiene la continuità educativa 0-6 con i servizi di Nido e Scuola d’Infanzia. Il Coordinamento 0/6 è affidato a Silvia Sinigalia dott.ssa in Psicologia e Sonia Zaldini Dott.ssa in pedagogia che da anni operano nel settore occupandosi della supervisione pedagogica e formazione delle insegnanti; sostiene, all'interno del Nido e della  Scuola, l'esperienza educativa d'avanguardia di Reggio Children ente accreditato come eccellenza educativa nel mondo grazie al contributo di Loris Malaguzzi, grande pedagogista dei nostri tempi.  Mi sento di dire che la prima differenza sostanziale è di tipo etimologico: per metodo s’intende un modo sistematico e funzionale di procedere per raggiungere un esito prefissato attraverso sistematicità, ordine e rigore d’impostazione; quello reggiano non si definisce come metodo bensì come approccio riferito all’atteggiamento con cui ci si affaccia alle relazioni con i bambini, le famiglie i contesti.  Attratto dal futuro e dalle nuove scienze Loris Malaguzzi si è sempre interrogato sulle relazioni che queste possono avere con la pedagogia fino a trovare una coerenza tra la biologia, l’apprendimento del bambino, l’educazione e la sua didattica. Per noi il bambino oggi è il bambino dai cento linguaggi e dalle intelligenze multiple degno di abitare un ambiente del possibile: ricco, vario, mutevole affinchè possa scoprire connessioni, trasferire saperi e intrecciare linguaggi. Non solo quindi un ambiente a sua misura e ordinato al cui interno può autonomamente muoversi per apprendere saperi attraverso giochi e materiali strutturati che contengono per loro natura un facile controllo dell’errore; ma un ambiente intrigante problematico non suggeritore di possibili soluzioni dal momento che i materiali che offriamo sono destrutturati, naturali o di recupero, affinchè il bambino possa costruire i propri saperi. Un ambiente che viene modificato dai processi di autoapprendimento dei bambini e a sua volta interagire con questi processi per modificarli.  Per Malaguzzi il bambino nasce già dotato di risorse per provare, correggere, sbagliarsi, sostare, quindi il Nido e la Scuola offrono opportunità diverse che obbligano ad interpretazioni possibili evitando il rischio di convogliare il mondo dei possibili in un’unica direzione. Ed ancora il materiale non  è limitato in quantità al fine di ordinare il caos formato nella coscienza del bambino dalla moltitudine di sensazioni che il mondo gli offre e presentato per gradi, come sosteneva Maria Montessori, il materiale è molteplice, offre variazione d’identità affinchè i contesti siano complessi, fatti di contrasti e sovrapposizioni che consenteno una navigazione sensoriale che esalta i processi cognitivi e la formazione della personalità. Il metodo montessoriano prevede anche una presentazione del materiale da parte dell’adulto che mostra al bambino le attività sequenziali e le modalità precise da seguire per usarlo, solo in seguito il bambino viene lasciato agire liberamente e per il tempo che vuole mentre si esercita nell’uso del materiale. Poiché è l’uso corretto del materiale a generare la conoscenza specifica, l’insegnante interviene quando il bambino non lo usa correttamente: allora, l’ adulto ripete le azioni relative all’uso corretto e non procede oltre finchè non ritiene conseguito l’apprendimento fornito. Nei nostri atelier e nelle nostre sezioni, i materiali sono tutti a disposizione dei bambini che non solo li scelgono autonomamente ma  li indagano secondo le proprie modalità con grande concentrazione rispetto alla novità e allo sconosciuto, crediamo che l’apprendimento passa attraverso l’esplorazione per analizzare, conoscere, capire, arrivare all’interno delle cose. I materiali intelligenti non sono quelli che suggeriscono perché strutturati, come devono essere usati, ma quelli che, proprio perché non strutturati, invitano alla ricerca e si lasciano esplorare. L’adulto risulta essere un grande compagno di viaggio del bambino nella sua incessante ricerca di senso, un adulto capace di dare ascolto come METAFORA della disponibilità, della sensibilità ad ascoltare ed essere ascoltati. Ascoltare come atteggiamento vuol dire credere fortemente che il bambino possiede delle teorie e che siamo in attesa di confrontarle con le nostre. Ascolto come premessa per un’osservazione adeguata, l’interpretazione e la meta cognizione. Per il bambino sentirsi osservato, significa essere visto e valorizzato, ha bisogno di questa osservazione partecipante ma non interferente, che si fa con la sensibilità di chi vuole apprendere senza interrompere i suoi processi di apprendimento. Nei nostri servizi allora si sente parlare di progetti, mai di programmazioni: il progetto è elastico, ha la forza di sapersi adeguare ai cambiamenti; la programmazione è un percorso prefissato che pretende di ottenere un risultato. L’adulto nella programmazione si colloca come controllore esterno della situazione scandita da tappe e obiettivi, allora la programmazione risulta più attenta all’assimilazione che all’elaborazione creativa dell’apprendimento. una pedagogia del progetto richiede una pedagogia dell’abduzione:
“un’abduzione è un metodo per formare una predizione generale senza nessuna vera sicurezza che avrà successo, sia in un caso peculiare che di carattere generale, avendo come giustificazione che è l’unica speranza possibile di regolare razionalmente la nostra condotta futura e che l’induzione, basandosi su esperienze passate, ci spinge ad aspettarci che avrà successo.” ( Perice, 1986, pp.40-41). Attraverso l’abduzione il bambino costruisce le strategie per generare le sue stesse conoscenze, la strategia trae profitto dai propri errori, non ha bisogno di controllo o di vigilanza, ma necessità di competenza, iniziativa, riflessione e decisione. I progetti nascono dalle idee dei bambini, idee che se trovano  consenso nel gruppo allora prenderanno corpo. Così ogni progetto detta le proprie leggi, e ciò che gli adulti devono fare è creare insieme ai bambini una cultura, la più ampia possibile, sui temi di quel progetto. Ma siccome i bambini sono capaci di alternare interessi diversi nei progetti, di recuperare interferenze assolutamente impreviste portandoci contemporaneamente su altre piste mettendo in relazione linguaggi diversi, miscelando idee con una incredibile velocità, noi parliamo di continuità e discontinuità dei progetti, di progetti brevi e di progetti di lunga durata. Queste sono le nuove potenzialità dei bambini di oggi che la scuola non può non riconoscere per non perderli di vista.

BILINGUISMO3

PROGETTI3

CUCINA5

COMUNITA3

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