Nido d'Infanzia COLORADO

Logo Matilde Capello70

logo Liberamente70

Logo Life Care70

acea1cbcc25153e2ce78f8fba9dca3981Le nostre vite sono caratterizzate da continui cambiamenti che costituiscono un’opportunità di crescita; essi sono occasioni per acquisire maggiore forza e rappresentano la possibilità di conoscere meglio se stessi e gli altri.

Ogni giorno piccole o grandi trasformazioni scandiscono i tempi di ciò che accade. Dal punto di vista di un educatore, un pedagogista, passaggio significa cambiamento, ma con l’aggiunta che questo dovrebbe essere un cambiamento cosciente, condiviso, coerente, discusso e ricco di intenzioni e valori pedagogici.

Questi passaggi non possono essere vissuti come mera assimilazione, non si tratta semplicemente di prendere confidenza con un nuovo luogo, nuovi comportamenti e nuove competenze. Transizione significa cambiamento: un cambiamento che si declina in un invito a far parte di, un abbraccio che tiene conto delle differenze e delle caratteristiche di ciascuno, un passaggio che include la diversità. Le transizioni sono fortemente legate ai tempi e agli spazi. Il cambiamento dovrebbe essere un fruttuoso e co-costruito percorso per  promuovere, l’idea che il mondo del gioco è fortemente intrecciato al mondo dell’apprendimento. Come educatori e pedagogiste ci interroghiamo continuamente  su come poter sostenere un approccio globale e unitario all’apprendimento.

Crediamo in un bambino co-costruttore attivo delle sue conoscenze ma: che cosa sono i saperi co-costruiti in gruppo? Che cosa significa l’idea di adulto che fa da regia?

Abbiamo una grande consapevolezza di come apprendimento e cura siano interconnessi, abbiamo focalizzato la nostra attenzione sul gioco del bambino e sull’osservazione di b73b95143dbb363b129fbdd12fca9cc7come gli interessi autentici emergano in esso, e di come l’adulto possa sostenere il loro evolversi attraverso un processo di mediazione. Una delle consapevolezze più forti è che al bambino occorre un approccio globale alla conoscenza che passi attraverso l’esperienza, il gioco, la cura, la soluzione di problemi, una forte spinta emotiva e una buona relazione tra bambini e con gli adulti. Si è quindi organizzato un contesto di apprendimento che permettesse la realizzazione di questi presupposti affermando la centralità del bambino. Bisogno di incontro, di vita e di apprendimento non limitato entro le mura della sezione, assecondato e non represso dagli spazi stessi.

Il cooperative blended learning: richiede spazi modulari e poli-funzionali, facilmente riconfigurabili ed in grado di rispondere a metodologie didattiche e progetti formativi innovativi. Progetti centrati sull’attivazione delle conoscenze e sulla risoluzione di problemi piuttosto che sul nozionismo e sullo studio individuale. Gli ambienti sono progettati per una didattica che presuppone un’idea di insegnamento/apprendimento che mette in valore la socialità e l’interattività dei soggetti coinvolti nei processi formativi e dei contesti educativi. Si tratta di progettare e realizzare contesti formativi reali e digitali come vere e proprie comunità di apprendimento, laboratori di ricerca, tecnologicamente aumentate cui partecipano ovviamente con ruoli differenti insegnanti e bambini.

Il perseguimento di un ambiente di apprendimento che sostenga fortemente il gioco ha portato al modello organizzativo senza sezioni, dove la costituzione di piccoli o medi gruppi, omogenei, eterogenei, costituiti in base allo spazio di gioco scelto e/o alle amicizie è lasciata alla libera scelta dei bambini in alcuni momenti della giornata, mentre in altri viene definita in base alle osservazioni del contesto o alle esigenze organizzative rilevate nel corso dell’anno educativo.

I percorsi di apprendimento scaturiscono dall’osservazione del gioco dei bambini, dai loro interessi e bisogni: i contenuti del gioco, delle scoperte o le domande del bambino sono quelli che determinano il percorso di apprendimento.

Il cardine di questa rivoluzione è l’atelier scientifico. Questo ambiente si propone come un luogo polifunzionale centrale nella didattica quotidiana, dove recuperare la dimensione manipolativa-esperienziale dell'apprendimento anche in chiave virtuale attraverso gli strumenti digitali. L’apprendere attraverso il fare è al centro di questa impostazione.

Non solo atelier, ma aree di ritrovo informale aree attrezzate per la discussione di gruppo, area di sosta individuale (luogo accogliente e protetto dove possano trovarsi nelle condizioni migliori per riflettere, leggere e dedicarsi ad attività individuali in maniera autonoma), salone (spazio polifunzionale che può prestarsi per svolgere conferenze o attività comuni a più gruppi di lavoro ma soprattutto per socializzare e valutare insieme il risultato dei lavori di gruppo).

Non c’è una programmazione a priori di attività e contenuti, ma esiste una progettazione forte che implica una grande interazione tra gli insegnanti, un grande e continuo investimento nell’osservazione del bambino e dei suoi interessi, nel sostegno alla costruzione di nuovi apprendimenti, nella riprogettazione, nella cura per la costruzione della documentazione dei percorsi… Il termine fondamentale di questa operazione è il concetto di “apertura” degli spazi, dei ruoli e dei pensieri progettuali del team degli educatori.

Non si è tratta tanto di aprire le porte delle sezioni, ma di abbattere i muri nelle menti degli adulti, di “mettersi in gioco” e trovare nuove soluzioni. Occorre  ragionare con la logica del noi. Ci si allontana dall’isolamento professionale e ci si avvia verso una comunità professionale forte e consapevole delle scelte e delle azioni, capace di affrontare in modo olistico anche i problemi di tipo organizzativo. Ciò non significa che non ci sia una struttura o una giornata tipo, anzi al contrario, ci sono delle routines, che danno struttura e contenimento, su cui si sviluppano la progettazione annuale e il percorso triennale del bambino.

C’è una forte “impalcatura” e al contempo c’è attenzione a non proporre troppa frammentazione di tempi e attività nella giornata scolastica, a lasciare libertà di scelta e tempi lunghi per il gioco e per fare esperienza, a lasciare spazio all’imprevedibile, allo stupore della conoscenza che si co-costruisce in situazione.

L’interazione fra bambini di età diverse consente di allargare le esperienze e di ampliare le opportunità di scambio, di confronto e di arricchimento anche mediante occasioni di aiuto reciproco e forme di apprendimento socializzato. Le sezioni eterogenee promuovono l’apprendimento sociale, cioè danno la possibilità ai bambini di imparare gli uni dagli altri, spesso secondo procedure imitative in un’atmosfera che è più collaborativa che competitiva. Tale organizzazione pare più rispettosa dei linguaggi dei bambini, cogliendone le peculiarità. 

In queste sezioni i bambini collaborano tra loro durante l’esperienza dell’apprendimento, poiché sperimentano un conflitto cognitivo. Le differenti prospettive in gioco in una sezione eterogenea stimolano i bambini a confrontarsi. All’interno della sezione eterogenea i bambini più grandi sono naturalmente stimolati a porre attenzione alle azioni utilizzate nel relazionarsi, mostrare, spiegare, interagire con bambini di diverse età. Si pongono le basi per lo sviluppo del pensiero riflessivo e delle prime azioni di metacognizione. Cooperative learning come accentuazione della collaborazione, scambio delle conoscenze, aiuto reciproco. I bambini più piccoli interagiscono in maniera positiva con i compagni più grandi e questi ultimi hanno l’opportunità di rafforzare le loro competenze relazionali e cognitive. La presenza di bambini piccoli favorisce lo sviluppo di capacità intellettive e comunicative; mentre i bambini più piccoli traggono beneficio dall’osservazione e dall’imitazione dei comportamenti dei compagni più grandi che dimostrano maggiori competenze.

Nei gruppi eterogenei i bambini più grandi sono maggiormente sensibili alla complessità dell’interazione sociale, in presenza di compagni più piccoli i grandi diventano socialmente più attivi coinvolgendo i piccoli nelle attività. Le finalità della sezione aperta o intersezione sono di ampliare le esperienze relazionali dei bambini e degli adulti, favorire la percezione della scuola da parte del bambino come di un’unica comunità educante, incrementare il confronto, l’intervento e la riflessione condivisi dal collegio docenti.

Ogni educatore è al contempo corresponsabile di tutti i bambini del plesso  ma responsabile, nel qui e ora, del gruppo di bambini con i quali sta operando. Ne discende che l’ambito dell’apertura dei  nostri servizi non è solo organizzativo ma è un investimento sull’intero ambiente di apprendimento connotato dalla condivisione di risorse umane, materiali e strutturali, di scelte educative e valoriali, dal sostegno alla costruzione di relazioni, dal confronto sulle strategie educative.

La gestione di scuole organizzate in gruppi aperti richiede un grande investimento progettuale, organizzativo e formativo di tutto il team. Questo modo di lavorare mette continuamente in discussione e bisogna imparare a gestire una complessità organizzativa elevata, che presuppone il ricorso a tutte le risorse ma che dà molte soddisfazioni e aiuta i singoli a mettere 38956d545fe395e22b17fa80a8034a94a disposizione le competenze specifiche.

La nostra idea di bambino e di scuola fa riferimento alla teoria di J. Dewey che considera l’insegnamento e l’apprendimento interconnessi in un processo che, partendo da esperienze emotivamente forti, passando attraverso la soluzione di problemi, e la promozione della capacità di indagine, e di riflessione sull’azione, porta l’individuo alla conoscenza globale del mondo e della cultura che lo circonda.

Quando parliamo di esperienze emotivamente forti, parliamo di quelle esperienze che i bambini portano nel gioco spontaneo e mettono in comune con altri bambini e che gli adulti osservano, promuovono e sostengono. Gli aspetti che riteniamo positivi di questo approccio, investono tutte le componenti del sistema.

I bambini si appropriano veramente della scuola, intesa come spazio familiare e non troppo precocemente formalizzato, in cui sono incoraggiati a muoversi con autonomia, a giocare, esplorare e fare ipotesi, ad essere responsabili dei materiali e dei giochi, a orientarsi nei tempi e a relazionarsi con bambini e adulti. Si educa alla competenza della cittadinanza perché tutto è di tutti e ciascuno ne ha cura come se fosse proprio. Questo vale sia per il gruppo degli adulti che per quello dei bambini.

Ci sono tante figure di riferimento e se una viene a mancare momentaneamente, questo non scatena crisi o disorientamento. Ogni bambino ha su di sé lo sguardo attento di più di un educatore e questo arricchisce la capacità del gruppo docente di rispondere ai bisogni del singolo oltre che a quelli del gruppo, migliora la gestione dei bambini con situazioni difficili perché il carico si suddivide su più persone. Permette di realizzare gruppi con diverse dimensioni e finalità in rapporto a bisogni diversi dei bambini o a situazioni nei momenti diversi dell’anno, inoltre permette ai bambini di crescere dal punto di vista dell’autonomia perché consente di vivere lo spazio alcune volte in piccolo gruppo senza la presenza dell’adulto.

La scelta degli spazi da parte del bambino favorisce la costruzione di consapevolezza, (la capacità di scelte autonome) e sostiene la maturazione dei tempi di 863d7a63c00e7474613d9368b6d3e90dconcentrazione nel gioco. La presenza dell’adulto è mirata a sostenere il gioco, a entrare in relazione e a garantire le condizioni che permettano il suo esplicarsi al meglio.

Gli atelier rispondono meglio alle esigenze dei bambini, offrendo maggiore qualità di gioco, c’è attenzione a inserire/togliere materiali su richiesta in base agli interessi che prendono forma per farli evolvere. La libertà data non deve essere confusa con l’assenza di regole e la progettualità che nasce dal bambino è ben distante dallo spontaneismo.

La scelta va sostenuta nella quotidianità e la sua efficacia dipende dalla capacità degli adulti di vivere il cambiamento e saper essere flessibili nel trovare soluzioni, dalla capacità di chiedersi continuamente “perché si fa ciò che si fa…” uscendo dalle scelte fatte per abitudine e dalla capacità di essere disponibili a mettersi in gioco e assumersi responsabilità condivise. La possibilità di andare oltre i confini della nostra rete, di entrare in dialogo con altre realtà, costituirà un’ulteriore occasione di crescita e di definizione della nostra identità, cruciale per continuare il nostro percorso di apprendimento.

BILINGUISMO3

PROGETTI3

CUCINA5

COMUNITA3

Nido d'infanzia Colorado
Via Traversa San Giorgio, 16
41012 Carpi (Mo)

Tel: 059 664174
e-mail: nidocolorado@gmail.com
P.Iva 02513170361

Privacy Policy - Cookie Policy