Scuola dell'Infanzia MATILDE CAPELLO

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Accogliere alla Scuola dell’Infanzia

L’accoglienza costituisce il primo momento dell’incontro con il bambino e con la sua famiglia, si tratta della prima fase di costruzione di una relazione e in questo tempo passano emozioni differenti: disponibilità, ascolto, fiducia, insicurezza, diffidenza, paura… Ogni bambino deve essere atteso, accolto, riconosciuto…

La scuola dell’infanzia tendeva a concentrarsi sul metodo dimenticando gli aspetti e motivi e comunicativi.

In un mondo dove prevale la logica del più bravo si dovrebbe imparare ad ascoltare un po’ più attentamente ciò che è racchiuso nelle parole, nei disegni, nelle storie dei bambini… Oggi finalmente l’importanza della relazione educativa e quindi l’importanza della capacità di ascolto  da parte dell’adulto, della sua capacità di accogliere e contenere le emozioni infantili,  lo stretto collegamento tra affettività e apprendimento.

Per entrare in contatto con le profondità  del mondo interno del bambino occorre un vero ascolto: l’insegnante si pone come osservatore attento del bambino nelle sue relazioni e nel gioco, come contenitore delle forti emozioni presenti nell’infanzia. Ascoltare non vuol dire solo stabilire una relazione affettiva  significa  promuovere  interessi, motivazioni, curiosità, verso apprendimenti successivi.

In campo didattico vuol dire: raccogliere, attribuire significato, valorizzare le proposte dei bambini, rispettare i tempi di crescita, valorizzare il corpo come principio di ogni apprendimento, coinvolgere sempre i bambini in azioni dirette, riconoscere l’importanza della globalità e dell’unitarietà dell’esperienza conoscitiva individuando collegamenti e intrecci  con altre discipline e campi d’esperienza. Perché tutto ciò possa verificarsi occorre offrire al bambino ampie opportunità relazionali, creare situazioni in cui possa comunicare e situazioni in cui l’adulto lo ascolti.

Il contesto, i suoi segnali, la sua organizzazione, le continue interazioni costituiscono parte integrante della promozione dello sviluppo dei bambini.

La scuola dell’infanzia, sul piano pedagogico, si caratterizza come formativa in quanto pone le basi della simbolizzazione, si propone come obiettivi l’acquisizione delle abilità interpretative e creative e di capacità di tipo procedurale, la conquista dell’autonomia, nel quadro di uno sviluppo di tutti gli aspetti della personalità. Al centro del progetto educativo ci sono gli apprendimenti del vivere, del pensare, del comunicare, del riflettere insieme, dell’esprimersi e del rappresentare attraverso diversi linguaggi. Accanto ad una pedagogia razionale e esplicita che muove da scelte consapevoli ed intenzionali, esiste una pedagogia implicita, difficilmente pianificabile, ma certamente non meno importante.

E’ importante raccogliere, valorizzare, dare  voce a questi progetti, far emergere con chiarezza le connessioni che sostengono le azioni di ogni giorno, che danno senso al fare quotidiano, che incidono sui comportamenti di routine.

Pedagogia dell’ascolto (Ginzburg)

Quando i bambini arrivano a scuola per la prima volta, noi entriamo innanzitutto in rapporto con il loro corpo, con le loro lacrime, le loro paure, le loro  opposizioni e se non siamo in grado di accogliere e contenere le emozioni espresse, non potrà avviarsi alcun processo di apprendimento e scolarizzazione.

Se non siamo capaci di ascoltare e raccogliere la cultura di cui ogni bambino è portatore, non possiamo insegnare nulla.

Accogliere la storia  e il vissuto del bambino, della sua famiglia, significa dunque accogliere nel suo complesso emozione e pensiero, in un percorso strettamente intrecciato, in cui ogni atto di pensiero è inevitabilmente vissuto con un’emozione e ogni prodotto umano non è mai privo di connotazioni emotive.

La capacità di ascolto dell’adulto è come uno specchio in cui il bambino ritrova esplicitata la propria forma che gli consente quel consolidamento che è necessario per l’acquisizione di nuove conoscenze e per lo sviluppo di una creatività consapevole dei propri strumenti.

Ci sono molti modi di ascoltare: entrare in relazione e stabilire situazioni di empatia, stabilire un clima relazionale positivo, accogliere e contenere anche le emozioni negative, guardare il bambino e mettersi nei suoi panni, rispettare il pensiero infantile le osservazioni e le ipotesi fantastiche che il bambino fa sul mondo, cambiare, selezionare l’ascolto.

Ascoltare significa fornire al bambino e alla sua famiglia una presenza costante, non intrusiva, partecipe, attenta al gesto come alla parola, pronta ad accogliere e a sistematizzare senza apporre giudizi di valore o di veridicità, capace di sollecitare con una domanda discreta il proseguimento di un’indagine.

Ascoltare senza necessariamente proporre risposte vuol dire trasmettere ai bambini l’importanza di un processo di ricerca che non potrà mai avere una fine rassicurante e definitiva.

Quando parliamo di spazio dell’ascolto, parliamo di uno spazio agito in senso affettivo, cognitivo e relazionale, uno spazio che all’interno di regole chiare e riconosciute da tutti, consente una libertà di iniziative e di espressioni di sé, un ambiente abitato, i cui elementi costitutivi sono la presenza di regole e la libertà d’iniziativa.

C’è in ogni bambino che entra a scuola un suo ritmo, un suo modo di accostarsi alle cose, agli adulti, ai coetanei. Chi entra pian piano, per prendere lentamente contatto con l’ambiente, chi entra di corsa per porsi subito in relazione con gli altri e con gli oggetti.

In una sezione suddivisa per contesti di apprendimento, lo spazio aumenta, si dilata, si moltiplica, si trasforma in mini-atelier, dove si elabora e si produce cultura. C’è spazio per stare in tanti o da soli, per concentrarsi o per divertirsi, per parlare o per ascoltare. Qualcuno costruisce torri, qualcuno gioca con le bambole… poi ci si riunisce e ci si incontra tutti in un momento collettivo per parlare, raccontare, ascoltare le storie dell’altro.

La scuola dell’infanzia accoglie già un bambino competente che già ha avviato percorsi di apprendimento, di regole, di comportamenti, formatosi in famiglia e al Nido e proteso verso un processo di conoscenza che deve trovare continuità con le esperienze precedenti.

L’apprendimento non può avvenire per pura trasmissione o riproduzione, ma è un processo di costruzione e riconoscimento. Deve essere un apprendimento circolare, reticolare, aperto, è incontro.

Scuola dell’Infanzia Matilde Capello
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