Scuola dell'Infanzia MATILDE CAPELLO

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Ho fatto delle foto. Ho fotografato invece di parlare. Ho fotografato per non dimenticare. Per non smettere di guardare. Daniel Pennac
“La passione della ragione” Loris Malaguzzi
“Gli alberi sono come noi e noi siamo come alberi, ognuno con il proprio carattere, struttura fisica e fortuna. Osservando le piante, tutti ci possiamo riconoscere nell’una o nell’altra perché anch’esse, come noi, possiedono una personalità, un modo di vivere, un’educazione, una cultura.” Mauro Corona
“Faccio sempre ciò che non so fare, per imparare come va fatto” Vincent Van Gogh
Lasciate tranquilli quelli che crescono, fate posto perché vivano, non gli fate trovare tutto pensato, non gli leggete lo stesso libro, lasciate che scoprano l’amore e che diano un nome ai loro baci. Pablo Neruda

In questi anni la nostra scuola ha intrapreso un percorso, complesso ma affascinante, che ha accompagnato educatrici e bambini/e alla scoperta di un modo di vivere la scuola che va oltre le convenzioni e le strutture fini a sé stesse.
IMG 0096Un modo di lavorare che ogni giorno ci porta a chiederci il perché (una domanda che i bambini ci pongono così spesso) di scelte quotidiane, routine e impostazioni che scandiscono e permeano le nostre giornate a scuola.
Molte delle strutture che vanno a costituire l’ambiente educativo sono spesso dettate da esigenze di tipo organizzativo, legate ad esigenze degli adulti più che effettivi vantaggi per i bambini e le bambine. Modelli mentali che tendono a incasellare, ordinare, catalogare in modo che per l’adulto sia tutto comprensibile e gestibile.
Ma siamo sicuri che sia ciò che serve realmente ai bambini e alle bambine? Che queste strutture siano quello che permetterà loro di vivere la scuola come spazio di vita, spazio per essere valorizzati, sostenuti?

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Il lavoro a sezioni aperte tenta di rispondere a queste domande, senza la pretesa di sapere a priori quale sia la strada giusta. Il lavoro a sezioni aperte vuole essere il tentativo di dare alla scuola l’identità che già dovrebbe avere: la scuola è lo spazio dei bambini, costruito da loro, vissuto nella piena serenità. Un luogo in cui si possano muovere serenamente (quindi liberamente), senza essere sopraffatti da divieti fini a sé stessi.
Se abbiamo davvero fiducia nelle capacità dei bambini, il ruolo di noi adulti diventa quello di offrire loro tutte le possibilità di cui necessitano per esprimere a pieno le loro potenzialità. 
Nell’approcciarsi al lavoro a sezioni aperte sorge spontaneo domandarsi se è giusto che i bambini siano liberi di scegliere quale contesto vivere durante la giornata e a quale progetto aderire… Questa domanda è sbagliata perchè partiamo dal presupposto che i bambini vogliano in qualche modo approfittarsene… nel porre questa domanda dimentichiamo invece quanto siano mossi in tutto il loro agire da una sana curiosità, un’autentica voglia di sapere, di conoscere, di osservare l’adulto e sentirsi accompagnati nelle loro scoperte. È questa passione che li rende competenti nello scegliere quale esperienza vivere durante la giornata.
Sicuramente, come qualsiasi rapporto tra pari, anche il relazionarsi con bambine e  bambini di età diverse può apparire problematico. Spesso il timore è che i più piccoli imparino dai più grandi atteggiamenti sbagliati; per i più grandi si potrebbe avere la sensazione che il contatto con i più piccoli porti una regressione. Questo è una considerazione completamente sbagliata: relazionarsi con bambini e bambini che hanno competenze e conoscenze diverse dalle proprie è un grande arricchimento dal punto di vista cognitivo e comunicativo. I bambini vanno accompagnati anche dal punto di vista relazionale, le questioni difficili vanno affrontate insieme a loro. La peer education rimane la strategia didattica più efficace, ed è sempre bidirezionale (Non solo dal bambino più grande a quello più piccolo)
IMG 0556Lavorando senza spazi fissi, schemi prestabiliti potrebbe dare l’idea di un’impostazione caotica. Spesso siamo noi adulti a creare confusione. Con le nostre domande: qual è la tua sezione? Qual è la tua tata? Mandiamo loro un preciso messaggio: a quale categoria appartieni? IMG 0684
Certo i bambini soprattutto all’inizio del percorso hanno bisogno di avere un “rapporto speciale” con una o più educatrici (che sceglieranno anche un po’ “a pelle” proprio come facciamo noi adulti) e magari anche di uno spazio o di un gioco che diventi il loro rito, che li aiuti nel momento del primo allontanamento dal genitore. Lasciamoli liberi di scegliere davvero quale di queste situazioni lo rende più sereno, senza obbligarli ad una scelta ristretta.
Ci piace pensarci in un percorso in cui queste domande ce le poniamo di continuo: una messa in discussione che non vuole creare instabilità, ma che metta al centro i bambini e le bambine con le loro necessità, perché le scelte che facciamo a loro favore non siano plasmate dalle nostre categorie di lettura. Perché ogni “no” sia preceduto dalla domanda che serve davvero: “perché no?” La realtà in cui li stiamo accompagnando cambia e cambierà e il più bel dono che possiamo fare loro è un orizzonte più ampio possibile

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